il caso

Venezia, in Procura i post razzisti della prof su Facebook

di Francesco Furlan

Il procuratore aggiunto D’Ippolito: «Stiamo valutando». L’Ufficio scolastico regionale ha aperto due procedimenti. La docente si scusa per lo scompiglio

VENEZIA. Due procedimenti disciplinari già aperti dall’Ufficio scolastico regionale e una segnalazione alla procura, che dovrà valutare se le sue affermazioni possano avere rilevanza penale: il reato potrebbe essere quello dell’istigazione alla violenza e all’odio razziale. Si complica la posizione di Fiorenza Pontini, docente d’inglese al liceo Marco Polo di Venezia al centro di un’interrogazione parlamentare da parte di Sinistra Italia per una serie di commenti razzisti apparsi sullo stato del profilo facebook della professoressa di 59 anni, che già in passato era stata al centro di contestazioni per motivi simili all’istituto Foscarini, dal quale poi aveva chiesto il trasferimento. Ieri il profilo personale della docente è sparito da fb ma i suoi commenti sono stati fotografati e spediti da alcuni genitori della scuola all’Ufficio scolastico regionale.

Post razzisti: «La professoressa si è scusata, ma solo per lo scompiglio»

In una serie di post pubblicati durante l’estate la docente si esibisce in una serie di commenti razzisti nei confronti dei migranti. «Speriamo che affoghino tutti», «Bisogna eliminare anche i bambini dei musulmani tanto sono tutti dei futuri delinquenti», e ancora, in un altro post: «Bruciateli vivi, ammazzateli tutti». Oppure: «Mi dispiace sentire che più di qualche profugo si salva, questa invasione di profughi è la peste del terzo millennio con la differenza che la malattia è stata sconfitta e questa ce la terremo ad infinitum». Sulle base di due distinte segnalazioni arrivate nelle scorse settimane, a distanza di un paio di giorni l’una dall’altra, l’Ufficio scolastico regionale (Usr) ha aperto due diversi procedimenti disciplinari.

Professoressa razzista su Facebook: "I bimbi mussulmani bisogna eliminarli"

«Le segnalazioni che ci sono arrivate sono circonstanziate», spiega la dirigente dell’Usr, Daniela Beltrame, «e i procedimenti sono stati aperti in tempi rapidissimi». In base alla legge ora la prof d’inglese rischia una sanzione disciplinare che va dalla censura alla destituzione passando per la sospensione dall’insegnamento, che può essere da uno a sei mesi. Sul fronte penale il caso è già stato segnalato alla procura: «Stiamo valutando se sulla base dei fatti ci sono elementi di rilevanza penale», spiega il procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito. Nella lunga serie di post pubblicati dalla docente tra luglio e agosto anche insulti rivolti al sindaco Luigi Brugnaro, al premier Matteo Renzi e, i più pesanti, alla presidente della Camera, Laura Boldrini. Commenti conditi con foto di Mussolini. Fiorenza Pontini in passato è stata anche membro del consiglio direttivo locale dell’Ucid, l’Unione cristiana degli imprenditori e dei dirigenti, e alle ultime elezioni comunali era candidata al Consiglio comunale con la lista “Mestre e Venezia due grandi città” che in prima battuta sosteneva Gian Angelo Bellati. Ieri la docente d’inglese, residente in centro storico, non si è presentata a scuola, ma in un colloquio con la dirigente del liceo, Annavaleria Guazzieri, ha chiesto scusa per il suo comportamento.

Contattata al telefono dalla Nuova Venezia la professoressa preferisce non commentare quanto le sta accadendo: a consigliarle il silenzio, spiega, è stato il suo avvocato. Le chiediamo: si è pentita di quelle frasi? «Non dico nulla, perché non voglio essere male interpretata». Il caso della prof del Marco Polo, che in passato ha insegnato anche all’istituto turistico Algarotti e al convitto Foscarini, è scoppiato giovedì quando due deputati di Sinistra italiana hanno reso pubblica un’interrogazione sulle frasi razziste alla ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Quello di Pontini è il secondo caso nell’arco di pochi che vede un professore di scuola superiore finire nel mirino per frasi razziste pubblicate sui social network. In passato era accaduto all’istituto Barbarigo dove il docente Sartori, già leader di Forza Nuova (da poche settimane ha lasciato il gruppo neo-fascista) era finito sotto processo proprio per istigazione alla violenza e all’odio razziale - aveva auspicato su facebook il ritorno al Ku Klux Klan - anche se poi la sua posizione era stata archiviata. Secondo il tribunale la sua frase pur rendendo palese l'adesione a un universo culturale ostile all'integrazione etnica, non sostanziava il reato di propaganda razzista.