Impianto Gpl, il caso in Prefettura

di Elisabetta B. Anzoletti

Chioggia. Il sindaco e il suo vice da Cuttaia che dovrà firmare l’ultimo atto autorizzativo e il piano di emergenza

CHIOGGIA. La partita del gpl finisce in Prefettura. Ieri mattina il sindaco Alessandro Ferro e il vice Marco Veronese hanno incontrato a Venezia il prefetto, Domenico Cuttaia per informarlo sul fermento crescente del movimento che si oppone all’impianto e per renderlo edotto su elementi che potrebbero ostacolare la firma del Piano di emergenza esterno che spetterà a lui dopo l’autorizzazione all’accensione dell’impianto.

Il prefetto non si è al momento sbilanciato, in attesa di avere tutti gli elementi tecnici per farlo, si è però impegnato a informare i ministeri sul fermento del fronte del no.

«È stato un incontro solo informativo», spiega il sindaco, «il prefetto non conosceva la mobilitazione che è nata nelle ultime settimane, né la cronistoria dell’impianto. Ci ha chiesto di fornirgli una comunicazione ufficiale in cui ripercorriamo le tappe che hanno portato al cantiere e ciò che il comitato No Gpl sta facendo in queste settimane per sensibilizzare l’opinione pubblica, le preoccupazioni e i dubbi. Si è impegnato a far conoscere la situazione al Governo, ma nel merito non si è pronunciato».

Gli amministratori grillini si sono rivolti al prefetto perché a lui spetterà la firma dell’ultimo atto che chiude l’iter autorizzativo. Il prefetto, dopo il via libera all’accensione dell’impianto che arriverà dai ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, dovrà rilasciare il piano di emergenza esterno, che traccia le vie fughe e i comportamenti da tenere in città in caso di incidente nell’impianto.

«Al prefetto abbiamo posto alcune osservazioni», spiega il vicesindaco Veronese, «Chioggia è di fatto un’isola, collegata alla terraferma da due ponti. Il centro storico è a due passi dall’impianto. Tutte queste cose devono essere tenute in debito conto. Ovviamente non può esprimersi ora perché il piano di emergenza va stilato dopo che la società Socogas fornirà alla Prefettura tutto il progetto perché dal punto di vista tecnico si valutino le condizioni di sicurezza. È certo che, in quel momento, anche noi indicheremo le nostre osservazioni».

Nel frattempo il vicesindaco ha preso contatti con un nuovo legale, esperto in diritto marittimo, per capire quali altre strade siano percorribili per tentare di fermare l’impianto senza incappare in una causa milionaria di richiesta danni visto che la Socogas su Chioggia ha già investito 13 dei 25 milioni di euro previsti per completare l’impianto.

«Stiamo valutando più di una strada», spiega Veronese, «evitando però di esporre il Comune a richieste di risarcimento ultramilionarie che potrebbero minarne la stabilità finanziaria, cercando di non ripetere errori commessi in passato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA