Un porto unico per tutta la laguna «Saremo più forti nell’Adriatico»

di Gianni Favarato

La legge di riordino prevede un ’Autorità unica di Sistema al posto di quelle di Venezia e Chioggia Costa esulta: «Un potenziamento, con quattro terminal già in funzione e proiettati nell’Alto Adriatico»

Stessa laguna, stesso e unico porto. Con la nuova riforma di riordino del sistema portuale italiano, approvata l’altro ieri dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro Delrio , Venezia e Chioggia – rivali fin dai tempi (sei secoli fa) in cui erano due distinte Repubbliche Marinare in guerra – dovranno necessariamente sciogliere i rispettivi Comitati Portuali composti da quasi cinquanta membri che rappresentavano tutte le istituzioni e gli operatori locali.

«Finalmente avremo il porto della laguna di Venezia – commenta il presidente uscente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa – un unico sistema con ben quattro terminal diversi, la Stazione Marittima di Santa Marta per i crocieristi, il terminal delle “autostrade del mare” per i traghetti a Fusina, i teminal commerciali di Porto Marghera e il porto di Chioggia che vanta il secondo più importante porto off-shore dell’Alto Adriatico e ha una rete ferroviaria di grande potenzialità». A tutto ciò – aggiunge Costa – si potrà aggiungere «l’inedito scalo fluvio-marittimo. Una linea di navigazione interna collega Venezia a Mantova e Cremona attraverso il canale navigabile Fissero Tartaro Canalbianco.

«A tutto ciò – aggiunge Costa – c’è lo scalo fluvio-marittimo che già conta su una linea di navigazione interna che collega Venezia a Mantova e Cremona, attraverso il canale navigabile Fissero Tartaro Canalbianco e potrà crescere ancora rivolgendosi al mercato de lbacin odel Po». Costa ha un solo rammarico, ovvero che la riforma, pur riducendo il numero delle Autorità Portuali non ha avuto il coraggio di «dimensionare le nuove autorità di Sistema alla realtà del mercato» individuando un’unica autorità per tutto l’Alto Adriatico, da Ancona, Ravenna e la laguna di Venezia, fino a Trieste «capace di rapportarsi anche ai porti di Capodistria e Fiume già inclusi nel Napa». In quanto alla storica rivalità tra i porti di Venezia e Trieste, rinfocolata dalle polemiche per il progetto del porto Offshore di Venezia, Costa ripete che tanto Trieste quanto Venezia da sole non vanno da nessuna parte. «Tutti i porti dell'Alto Adriatico – sottolinea Costa – devono guadagnarsi sulla base di una stretta alleanza, fatta di cooperazione e competizione, il ruolo di multi-porto d’Europa convincendo le navi che entrano in Mediterraneo da Suez a risalire l’Adriatico e sfruttare i porti di Ravenna, di Trieste, di Capodistria e di Fiume». Nell’arco dei prossimi quattro mesi – come prevede la riforma – le due vecchie Autorità Portuali di Venezia e Chioggia saranno sostituite dalla nuova e unica “Autorità di sistema portuale” con un unico presidente-manager e un consiglio di amministrazione snello, composto di 4 o 5 membri, in grado di prendere decisioni veloci, utilizzando le procedure semplificate introdotte dalla riforma approvata l’altro ieri con l’apposito decreto del overno di riordino del sistema portuale” che ha ridotto le Autorità Portuali dalle 24 che erano con oltre 300 rappresentanti nei rispettivi comitati, a 15 con poche decine di consiglieri e una nuova figura di presidente-manager che dovrà fare riferimento al coordinamento nazionale dei porti che fa capo al ministero di Infrastrutture e Trasporti.

La riforma varata è in attesa ora dei decreti attuativi, ha introdotto una semplificazione delle procedure amministrative portuali e in particolare per l’approvazione di nuovi Piani regolatori portuali – che Venezia sta realizzando ora – e introduce la novità della sostenibilità energetica e ambientale dei porti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA