Brugnaro: «Vi spiego la mia rivoluzione»

di Alberto Vitucci

Il sindaco: voglio cambiare un sistema che viveva sul debito. Credo di essere utile, ma non m’interessa essere rieletto

«Sto provando a cambiare un sistema che viveva sul debito futuro. A ridare efficienza a un Comune che non può andare avanti come vent’anni fa. I dipendenti protestano? Io credo ci sia possibilità di intendersi. Ma io lavoro per i cittadini, non per i dipendenti». Luigi Brugnaro ha tagliato da pochi giorni il traguardo del primo anno di governo. Tempo di bilanci e non più di soli annunci. Con gli alleati inquieti, le opposizioni all’attacco. L’Unesco che bacchetta Venezia e i dipendenti comunali pronti a fare la barricate.

Sindaco Brugnaro, ritiene di aver mantenuto fin qui le promesse fatte in campagna elettorale?

«Io promesse non ne ho mai fatte. Ci ho messo tanto impegno e tanto lavoro. Lo stile di questa amministrazione non è promettere, ma cercare di fare».

Finora si vede poco.

«È un lavoro lungo, non si cambia dall’oggi al domani. Ho trovato disastri e li ho raccontati, senza mai polemizzare con nessuno. Le polemiche le ho solo subìte. Ho capito che si doveva rimettere in asse un treno deragliato».

C’è chi dice che la giunta era partita bene ma non concretizza.

«C’è anche chi ha detto che eravamo partiti malissimo. E poi, ripeto, abbiamo un nuovo piano di investimenti, una nuova idea di città. Abbiamo fatto il Piano anticorruzione, stiamo mettendo in ordine la macchina comunale con tutte le difficoltà di bilancio, il debito e i tagli necessari. Di queste cose il cittadino vede poco. Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce».

Si ricordano di più polemiche finite sui giornali. Come la chiusura del municipio a pubblico e giornalisti.

«Io ho detto che per lavorare bisognava sacrificare qualche spazio. Non ritengo giusto che tutti vedano chi viene a parlare con il sindaco».

Il Comune è una casa di vetro.

«Ma se un investitore non vuole pubblicità io devo tenerne conto. E badare al risultato».

L’Unesco ha messo Venezia fra i siti a rischio. Una bocciatura del suo operato?

«Nella sostanza quello che dice l’Unesco è vero. Il tema è serio. Il fatto è che non basta dire che ci sono i problemi per risolverli. Non succedono cambiamenti sociali perché facciamo un’ordinanza. Come non si creano per decreto i posti di lavoro. Il turismo a Venezia è una risorsa e anche un problema».

Cosa fa il Comune per contenere i flussi?

«Cerchiamo di dare occasioni anche al resto del territorio. Come i fuochi del Redentore. Esperienza positiva, si sono creati luoghi di attrazione anche altrove».

E i terminal, i flussi decentrati?

«Abbiamo progetti che presto si concretizzeranno. Come il parco tematico a Tessera, il nuovo stadio e il palazzetto in terraferma, i percorsi del gusto. Bisogna rilanciare il Lido. Il buco lo abbiamo coperto, adesso pensiamo a rilanciare l’Agenzia dello sviluppo, a creare ad esempio una rete degli aeroporti minori dal Lido, a Cortina, Asiago».

Anche di bonifiche si parla da anni. Ma Marghera è ancora ferma.

«Nei prossimi giorni il ministero dell’Ambiente potrebbe comunicare importanti novità sulle procedure. Stiamo lavorando in silenzio».

In campagna elettorale lei aveva parlato di 30 mila nuovi abitanti nel centro storico.

«Non si trovano in un anno. Ci sono tanti abitanti possibili. Ad esempio gli studenti che abitano a Venezia sono il 30 per cento del totale. Bisogna invertire la tendenza».

Sicurezza. Davvero la città sta meglio di un anno fa?

«I risultati si vedono, grazie all’impegno della Polizia municipale. Anche sul fronte degli immigrati l’abbiamo gestita bene. Da noi non sono nemmeno arrivati».

Insomma il sindaco si promuove dopo un anno di governo?

«Io il mio l’ho fatto. Lavoro qui gratis dieci ore al giorno. Con le navi lavorano 5 mila persone. Ho proposto una soluzione che mi pareva efficace e percorribile, il canale Tresse. Il governo non ci ha ancora risposto».

Il moto ondoso è a livello di emergenza.

«Il sindaco ha poteri solo su una parte delle acque del suo territorio. Sul resto comanda la Capitaneria. Dobbiamo aumentare i controlli e la deterrenza. Ma per questo servono uomini e mezzi. Non possiamo assumere i vigili di cui abbiamo bisogno».

Adesso al sindaco metropolitano passerà una parte del Magistrato alle Acque.

«Questo è positivo. Avremo competenza anche sul Mose e la sua manutenzione. Mi dicono che il decreto è già firmato».

Dopo un anno di fucsia a Venezia esiste ancora la politica?

«Certo. Forse i partiti pesano di meno, ma tanta gente per bene si è impegnata con noi, parla di problemi e soluzioni. Noi ascoltiamo».

La Municipalità non la pensa così. Scontri e polemiche per il ritiro delle deleghe, l’uso degli spazi, i pareri non più richiesti.

«Gli spazi li hanno. E molte cose sono ideologiche. Io non contesto le Municipalità ma la macchina che gli sta dietro: 500 dipendenti, costi per i cittadini. Sei direttori generali. E criteri diversi da un luogo a un altro. Ho chiesto di mettere ordine».

Brugnaro pensa alla politica nazionale?

«Non mi interessa essere rieletto. Credo che questa esperienza potrà essere utile al Paese, per applicare il sistema dell’efficienza anche a livello nazionale. Ma non credo di essere io la persona che lo farà».

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