l'inchiesta

San Donà, call center in nero per vendere tappeti

La Guardia di finanza ha scoperto un'attività irregolare: ben 26 persone al lavoro senza contratto, per un sommerso di 410 mila euro

SAN DONA'. Migliaia di telefonate al giorno, per cercare di vendere tappeti: a farle decine di uomini e donne al lavoro in nero, senza che i titolari pagassero loro contributi, assicurazione. La Guardia di finanza di San Donà di Piave  ha, infatti,  scoperto un call center irregolare fin dal 2011.

Le fiamme gialle dopo una serie di controlli amministrativi a carico di due società, entrambe gestite dal medesimo imprenditore residente a Torre di Mosto, attive nella vendita a domicilio di tappeti hanno scoperto l'illecito.

Per procurare ai vari agenti appuntamenti con la clientela, le due imprese si erano dotate, come da prassi commerciale, di un apposito call center interno, sul quale si sono concentrate le attenzioni dei finanzieri che, grazie a specifici sopralluoghi ed appostamenti, hanno potuto constatare come il numero dei soggetti che quotidianamente vi si recavano al lavoro era di gran lunga superiore al numero di addetti ufficialmente assunti.

Dalle attività ispettive è emersa, dunque, un'intera articolazione aziendale che faceva ricorso generalmente a soggetti di giovane età, assunti «in nero» o comunque in maniera irregolare. Gli impiegati erano, peraltro, all'oscuro del cambio di datore di lavoro, verificatosi all'inizio del 2016, col passaggio nella gestione del call center da una società all'altra.

I finanzieri hanno accertato la presenza di 26 persone impiegate del tutto «in nero» e di altre 8 assunte o retribuite in maniera irregolare. È stato inoltre calcolato che le paghe ufficialmente attribuite erano inferiori al 20% dell'importo realmente corrisposto «fuori busta», ovvero in violazione degli obblighi fiscali e previdenziali. L'ammontare complessivo del «sommerso» accumulato negli anni è stato quantificato in circa 410.000 euro