Riqualificazione dell’area del Vega progetto da premio

La Regione riconosce 200mila euro a sette imprese unite a Ca’ Foscari e Iuav per lavorare al rilancio della zona

MARGHERA. Il Parco scientifico tecnologico del Vega si sta attrezzando in collaborazione con le università Iuav e Ca’ Foscari. Nei giorni scorsi la Regione ha premiato gli atenei veneziani che, insieme a quelli padovani e veronesi, hanno ottenuto dal Fondo sociale europeo ben sei milioni di euro che andranno a finanziare le quattro università (42 assegni di ricerca per Iuav, 30 per Ca’ Foscari).

Il progetto che ha riscosso più successo riguarda la riqualificazione dell’area del Vega ed è stato ideato da entrambi gli atenei veneziani per quasi 200 mila euro, coinvolgendo sette imprese (Officine Panottiche, Terre, Fab Lab, Quantitas, Factory, Kidpass e Anytime) e sette figure professionali ad alta competenza che, attualmente, non avevano un’occupazione. «I nostri modelli sono il distretto 22@ di Barcellona e HafenCity ad Amburgo» ha spiegato Maria Chiara Tosi, docente di urbanistica allo Iuav e vice presidente del Vega «e le parole chiavi sono rigenerazione urbana e riattivazione economica, necessarie per il rilancio sociale, il consolidamento del capitale culturale e una diversa organizzazione spaziale del Vega». Per un anno il team di Tosi e del docente di Ca’ Foscari Vladi Finotto, lavoreranno per individuare le criticità del posto (mancanza di trasporti, segnaletica spesso incomprensibile, edifici poco accoglienti, debole connessione, difficoltà di dialogo tra imprese e territorio, collegamento con Forte Marghera e Via Torino) e valorizzare il potenziale intrinseco.

Oggi sappiamo che il Vega, data la posizione strategica, potrebbe diventare la porta del Nordest e dare una svolta al settore manifatturiero che ha risentito molto della crisi.

Le sette imprese lavoreranno non solo sul potenziamento della diffusione dei dati e della tecnologia, ma anche sull’aspetto degli edifici e sulle aree verdi che in futuro potrebbero diventare luoghi fruibili dai cittadini che non necessariamente lavorano all’interno. «Cercheremo di mettere a sistema le dotazioni infrastrutturali esistenti», ha aggiunto Tosi, «per trovare il modo di rendere gli spazi multifunzionali e aprirlo a un pubblico diverso da quello che arriva qui ogni giorno». Insomma, si punta sulla creatività, con l’obiettivo che i sette lavoratori vengano assunti poi dalle imprese che partecipano al progetto, come viene auspicato dai Fondi sociali europei.

Vera Mantengoli

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