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Il cantiere “blindato” da Benetton a Dfs dopo le polemiche

di Enrico Tantucci

Prima i lavori di trasformazione dell’edifico e ora quelli di allestimento sono stati condotti nella massima segretezza

VENEZIA Il cantiere “blindato”. Da quando è arrivato il via libera definitivo alla trasformazione del Fontego dei Tedeschi in grande magazzino del lusso - poi ceduto in gestione dal gruppo Benetton al gruppo francese Dfs (Duty Free Shop)- e sono iniziato effettivamente i lavori, a nessuno (a parte tecnici, operai, responsabili di cantiere e autorità competenti) è stato consentito di mettere il naso all’interno dell’edificio per rendersi conto delle trasformazioni in corso. Il Fontego è stato interamente “fasciato” da un ondulato scuro da cantiere e solo i rumori incessanti di trapani e martelli pneumatici, il movimento della colossale gru - ora smontata - e il viavai dei barconi per caricare e scaricare i materiali sul pontile esterno affacciato sul Canal Grande hanno permesso di rendersi conto del cambiamento. Una blindatura dovuta, evidentemente, alla lunghissima scia di polemiche e di contestazioni che hanno accompagnato la trasformazione commerciale del cinquecentesco edificio un tempo affrescato da Tiziano e Giorgione sulle due facciate, dopo la sua cessione al gruppo Benetton da parte di Poste Italiane. Una lunga battaglia legale ha accompagnato infatti il via libera e l’esecuzione dei lavori, condotta - e persa - in particolare da Italia Nostra contro tre aspetti principali. La realizzazione della terrazza panoramica sul tetto dell’edificio, ridimensionata rispetto al progetto iniziale, ma comunque realizzata. L’aggiunta di un nuovo piano dell’edificio, ricavato sotto il lucernario, aumentando la copertura. E la realizzazione del grande foro circolare nelle murature voluto da Koolhaas per segnalare la presenza delle nuove scale mobili del grande magazzino. Ma tutto, alla fine, è stato reso possibile. Da poche settimane il cantiere è di fatto passato dalle mani di Benetton a quelle di Dfs e a Rem Koolhass e allo Studio Oma - progettista della trasformazione - si è sostituito l’architetto britannico Jamie Fobert con il suo staff, che ha già iniziato a lavorare all’allestimento del grande magazzino. Si è partiti con le finiture dell'area commerciale secondo le indicazioni del nuovo committente e quindi, successivamente si lavorerà agli arredi e agli allestimenti del grande magazzino, che avrà dei richiami veneziani - come Fobert ha già anticipato - ma liberamente reinterpretati. La vetrina a piano terra del grande magazzino che avrà la T di “traveller” in evidenza - per richiamarsi ai Duty Free Shop che sono uno dei punti di forza di Dfs - punterà in particolare sui prodotti e sul cibo italiano, mettendo in evidenza anche l'artigianato veneziano. Il primo piano sarà dedicato all'abbigliamento femminile e agli accessori, mentre al secondo piano del nuovo Fontego ci sarà il reparto dell’abbigliamento da uomo e quelli degli orologi e della gioielleria. Il terzo piano sarà invece riservato al reparto calzature, con uno spazio anche per la profumeria e gli accessori per il trucco. Il quarto piano della Galleria T, ricavato sotto il lucernario precedente, sarà invece riservato a presentazioni e convegni, con l’accesso anche al belvedere sul Canal Grande.
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