Il Vega torna alle origini punta su ricerca e start-up

Il presidente Ferrara rilancia: «Questo luogo deve diventare un’eccellenza legata all’Università. Bando per vendere gli edifici Lybra e Auriga e ripianare il deficit»

MARGHERA. Il Vega non sarà più una “immobiliare” del Comune ma tornerà alla sua vocazione originaria, quella della ricerca. Sarà sede di nuove imprese e start-up create da giovani che potranno portare lavoro e offrire strumenti modernissimi alla gestione della cultura e del turismo. L’annuncio sarà dato tra qualche giorno, in una conferenza congiunta tra Comune, Vega e Università. Ma l’accordo è fatto. E prevede che entro l’anno negli spazi messi a disposizione dalla società Vega si possano insediare nuove imprese con contributi europei e statali per la ricerca. Il presidente di Vega Roberto Ferrara, il sindaco Luigi Brugnaro e il rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi ne hanno discusso a lungo in una serie di incontri avuti nelle scorse settimane. Per tutti e tre i soggetti l’accordo è occasione di rilancio e di creazione di nuove opportunità di ricerca e di lavoro.

«Possiamo dire poco per il momento», commenta Ferrara, «ma la direzione è quella. Questo luogo dovrà tornare ad essere quello per cui era stato fondato, cioè un’eccellenza nella ricerca legata all’Università». Vega aveva accumulato un passivo di 20 milioni di euro, adesso si tenta la strada del risanamento. «Abbiamo avviato un bando internazionale», dice Ferrara, «per la vendita degli edifici Lybra e Auriga e dei terreni di nostra proprietà nelle immediate vicinanze per ripianare il deficit».

Terreni strategici, dove si potranno insediare in un prossimo futuro attività economiche legate al turismo e all’accoglienza. Con a fianco le start-up. «Progetto concreto», conferma il rettore Bugliesi, che sta mettendo a punto i dettagli dell’operazione con il Comune. Le start-up potranno svilupparsi nei settori del controllo dei flussi turistici e della programmazione. Ma anche dei servizi. Come ad esempio la ricerca sul proprio telefonino e sul proprio computer di dati incrociati e i pagamenti dei servizi e ticket per la cultura, i trasporti. Produzione “immateriale” che troverà casa nei modernissimi edifici oggi in parte vuoti. Programmati ai tempi d’oro e solo in parte utilizzati dalle imprese.

Vega negli anni si era trasformata sempre più in un’ immobiliare per conto del Comune. Costruendo edifici e mettendoli sul mercato. Ma la crisi ha bloccato tutto. E ci si è accorti che il lato della ricerca era stato trascurato. Ecco allora l’alleanza con Ca’ Foscari, che già ha impiantato negli anni scorsi qui un laboratorio per lo studio delle nanotecnologie.

Alberto Vitucci

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