Duecento bengalesi restano sulla strada

di Giovanni Cagnassi

Nessuna forzatura da parte della comunità “Incontro” per l’immobile ancora senza permessi: «Rispettiamo la legge»

JESOLO. Volevano solo entrare e pregare, ma sono rimasti sulla strada e i marciapiedi nel rispetto delle normative e le leggi sull’ordine pubblico. La comunità del Bangladesh “Incontro” non è potuta entrare nel centro di preghiera di via Aquileia 192, spazio di 130 metri quadri dietro al distributore, affittato da un proprietario jesolano con regolare contratto. Il Comune ha rilevato, dopo una serie di controlli, la mancanza dell’agibilità, quindi ieri la comunità musulmana è stata immediatamente avvertita. Loro non hanno voluto violare le leggi in armonia soprattutto con i residenti che finora sono apparsi piuttosto ostili e preoccupati per questo centro di preghiera in una quartiere a due passi da piazza Mazzini in cui molte sono le attività gestite da musulmani.

Il portavoce, Kamal Hossain, ha discusso a lungo con il presidente della comunità, un altro connazionale, e assieme hanno deciso democraticamente di desistere per non creare altre tensioni. Se fossero entrati avrebbero violato i regolamenti comunali, passibili di una sanzione di 500 euro, e se avessero pregato all’esterno sarebbero incorsi in violazioni dell’ordine pubblico molto gravi, con l’intervento della polizia. Gli agenti e ufficiali della polizia locale di Jesolo sono comunque rimasti sul posto per tutto il tempo, circa un’ora, prima della decisione di andare tutti a casa. «Molti di noi sono cittadini italiani», ha detto Hossain, «vogliamo rispettare le leggi italiane e i cittadini di Jesolo e così abbiamo deciso di attendere l’agibilità prima di entrare, senza alimentare scontri e tensioni». L’autorizzazione non dovrebbe tardare ad arrivare, anche perché finora il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia, ha dato segnali di distensione verso la comunità senza voler ostacolare il loro progetto di avere un centro culturale. Non una moschea, dunque, secondo l’amministrazione comunale.

«Solo una questione tecnica», ha detto il vicesindaco, Roberto Rugolotto, «passato ieri in auto mentre si stava recando a scuola per il suo lavoro di insegnante». Tecnica, non politica, anche se ovviamente liste civiche e partiti sono pronti all’attacco. «Nessuno pensa alle attività commerciali e alle proprietà immobiliari della zona», irrompe Daniele Bison, «che inevitabilmente perderanno valore». Salvatore Esposito di Sinistra, ma anche referente del movimento per i diritti civili, è subito arrivato in via Aquileia.

«I cittadini del Bangladesh hanno dato un segno di grande civiltà, rispettando le nostre leggi. Eppure, quando pregavano in un garage nessuno ha mai detto nulla, sempre in via Aquileia, ma al civico 5. Noi riteniamo abbiano il diritto di avere un luogo in cui trovarsi e pregare. Assieme a loro organizzeremo una manifestazione pubblica in città per il rispetto del diritti costituzionali e la libertà di culto». La comunità del Bangladesh è la più numerosa. In piena estate arrivano a 2.000, motore senza il quale la macchina turistica di fermerebbe all’istante.

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