CHIOGGIA

«Troviamo una sede meno impattante per l’impianto gpl»

CHIOGGIA. «L’impianto di gpl si farà, tanto vale iniziare a lavorare tutti insieme per trovare una sede meno impattante di Punta Colombi». Lo sostiene la candidata sindaco di Chioggiaviva Marcellina...

CHIOGGIA. «L’impianto di gpl si farà, tanto vale iniziare a lavorare tutti insieme per trovare una sede meno impattante di Punta Colombi». Lo sostiene la candidata sindaco di Chioggiaviva Marcellina Segantin che interviene nel dibattito caldo di questi giorni sostenendo di avere notizie certe che a fine maggio si vedranno gli operai della SocoGas lavorare per avviare l’impianto. La candidata non svela le sue fonti, ma si dice sicura che fra un mese il cantiere non avrà più i cancelli e si procederà verso la realizzazione del deposito di gpl da 10.000 metri cubi. Questo a dispetto del ricorso al Presidente della Repubblica presentato dal sindaco, dell’esposto in Procura presentato dai Cinque stelle, delle due interrogazioni parlamentari presentate dal Pd e del parere della Salvaguardia ancora non pronunciato.

«I cittadini meritano di sapere la verità», spiega Segantin, «so per certo che l’impianto è ormai cosa fatta. I tre serbatoi arriveranno a Chioggia a fine maggio e poi non sarà più possibile fare niente. Al di là del parere della Salvaguardia, che ci auguriamo sia negativo ma che comunque non è vincolante, l’unico intervento che possiamo immaginare di svolgere in extremis è convincere la SocoGas a spostarsi dalla banchina A. Anche nel porto di Venezia il traffico di materiali pericolosi è distante dal resto del traffico merci, non riesco a capire perché a Chioggia si sia ipotizzata una situazione così caotica».

Secondo Segantin le azioni prodotte negli ultimi mesi non saranno sufficienti a fermare l’autorizzazione già concessa alla società dal decreto interministeriale. «L’esito del ricorso arriverà secondo me troppo tardi», spiega, «l’esposto produrrà semmai una causa e la commissione non ha poteri per bloccare i lavori. Non voglio alzare polemiche, ma essere propositiva. Perché non ci impegniamo a trovare una soluzione nell’interesse della città sedendoci attorno a un tavolo e cercando di convincere la società a cambiare zona del porto prima di avviare i lavori, scegliendo un sito meno che non crei tutte le perplessità di questo? Ormai ci tocca pensare al male minore». (e.b.a.)