Petizioni, esposti e appelli contro l’impianto a Gpl

di Elisabette B. Anzoletti

Chioggia. Candidati e partiti mobilitati per scongiurare il via libera al deposito di idrocarburi da 10mila metri cubi che si sta costruendo a 300 metri dal centro

CHIOGGIA. Tutti contro il gpl. Lo spettro di un impianto di idrocarburi da 10.000 metri cubi a 300 metri dal centro storico scalda la campagna elettorale.

Il Movimento 5 stelle lancia una petizione online indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella; il Pd presenta un’interrogazione parlamentare ai ministri di Ambiente e Economia per verificare l’iter, il sindaco Giuseppe Casson sprona la commissione di Salvaguardia a dare parere negativo. Come prevedibile, il gpl torna a tenere banco in campagna elettorale.

Il M5S, che sul tema ha già presentato un esposto in Procura per chiedere la verifica dell’iter, ora si appella ai cittadini chiedendo di leggere e firmare la petizione sul sito change.org. «Quest’opera è inutile e pericolosa», sostiene il candidato sindaco M5S, Alessandro Ferro, «e condizionerà pesantemente lo sviluppo della città. Va bloccata subito. Ci sono anche molti puri neri sull’iter: la mancata della valutazione di impatto ambientale (Via), l’indifferenza con cui è stata valutata la perplessità espressa dalla Capitaneria, l’incompatibilità con la tutela della laguna di Venezia, patrimonio Unesco dal 1987».

«Auspico che la Salvaguardia dia parere negativo», spiega la candidata sindaco del Pd, Barbara Penzo, «il nulla osta darebbe il via libera a un impianto disastroso per Chioggia e per la laguna di Venezia. Le interrogazioni dell’onorevole Braga servono a verificare la legittimità dell’iter autorizzativo su cui nutriamo dei dubbi». Stesse strade che sta percorrendo il sindaco. «Dopo mesi di polemiche sterili», sostiene Casson, che si ricandida sostenuto da Lega e Udc, «Pd e M5S si muovono nella direzione corretta, appellandosi al presidente Mattarella e alla commissione di Salvaguardia. Ai ministri Delrio e Guidi mi sono già rivolto per evidenziare le gravi violazioni di legge presenti nel decreto interministeriale che ha autorizzato l’impianto. Alla Salvaguardia, estromessa dalla vicenda e mai coinvolta nella procedura interministeriale, ho rivolto un appello precisando che l’impianto si pone in radicale contrasto con gli obiettivi di tutela della laguna di Venezia consacrati dalla Legge Speciale. Ho impugnato il decreto interministeriale con un ricorso straordinario proprio al presidente Mattarella, il cui giudizio è tuttora pendente, e ho chiesto un parere al Consiglio superiore dei Lavori pubblici, organismo del tutto estromesso dalla procedura interministeriale, precisando che un impianto di tali dimensioni richiederebbe una variante al Piano regolatore portuale il cui sviluppo è legato a tutt’altre previsioni».

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