Lavoratrici italiane irregolari truffa all’Inps per 700 mila euro

di Diego Degan

Cavarzere. Denunciati il titolare della Fashion Jeans e il suo consulente per frode all’ente Carabinieri e Finanza hanno scoperto 62 dipendenti in nero o senza che fossero versati i contributi

CAVARZERE. I cinesi lavorano in nero? Ma anche gli italiani non scherzano. Erano 62, infatti, i lavoratori che la guardia di finanza e il nucleo carabinieri dell’Ispettorato del lavoro avevano trovato all’interno dell’azienda Fashion Jeans, nella zona artigianale di Cavarzere, un paio di mesi fa, ma meno della metà di loro, una trentina, era in regola e, agli altri, sono stati sottratti contributi previdenziali e fiscali per un totale di circa 700mila euro.

A questa conclusione gli inquirenti sono giunti dopo aver esaminato pazientemente la documentazione trovata in azienda e aver incrociato i dati raccolti con quelli in possesso dell’Inps. Ne è emerso un quadro di illegalità che ha stupito gli stessi militari e che ha portato al deferimento all’autorità giudiziaria dell’imprenditore titolare dell’azienda e del suo consulente, per le ipotesi di reato di truffa nei confronti dell’Inps e varie altre contestazioni. La notizia della mega evasione si era diffusa a Cavarzere subito dopo l’ispezione che aveva scoperchiato la pentola delle irregolarità. La stessa azienda, che produce sia in proprio che per conto terzi, aveva ammesso la sua condotta, ma ci aveva tenuto a far sapere che, nel periodo lavorativo a cui faceva riferimento l’ispezione, non erano in corso commesse per conto dei prestigiosi marchi (Diesel, Jeckerson Jeans, ecc.) che, a più riprese, si erano avvalsi della sua opera. Immediatamente dopo l’ispezione l’azienda aveva provveduto ad assumere formalmente le lavoratrici che erano state trovate in nero, sostenendo di aver “ritardato” questo adempimento per mere ragioni di comodità burocratica, ma anche perché, in caso contrario, non avrebbe potuto riprendere l’attività. Ora la Guardia di finanza delinea meglio i contorni della vicenda e indica in 28 il numero delle lavoratrici, tutte italiane, in nero, più altre quattro che prestavano la loro opera in maniera, comunque, irregolare. Le rimanenti 30 lavoratrici, però, non erano messe meglio: a loro, infatti, l’azienda non ha mai versato le quote di contributi previdenziali, assistenziali nonché quelle relative alla pensione che, pure, venivano trattenute dalla busta paga: in altre parole il datore di lavoro intascava i soldi delle dipendenti. Altro profilo di irregolarità, quello relativo alla fruizione, in passato, della Cassa integrazione in deroga, sulla base di false attestazioni dell’amministratore unico della Società e del consulente del lavoro, che avevano permesso all’azienda di incassare 18.762 euro di ingiusti profitti.

Non bastassero l’evasione e la finta crisi, l’azienda era anche sprovvista, secondo gli accertamenti delle Fiamme gialle e dell’Ispettorato del lavoro, di sistemi antincendio, dispositivi di protezione personale, e anche di una adeguata formazione in tema di sicurezza sul lavoro. Tutte queste contestazioni hanno portato, fino ad ora, a comminare sanzioni, per 60mila euro, ma le indagini proseguono per individuare altri eventuali responsabili.

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