Pochi e sempre meno retribuiti medici, due giorni di sciopero

di Simone Bianchi

Dopo la protesta del dicembre scorso, la categoria tornerà a incrociare le braccia il 17 e 18 marzo Il presidente dell’Ordine veneziano: «Ospedali senza turn over, meno soldi pure ai dottori di famiglia»

MESTRE. In dicembre avevano già fatto sentire la loro voce, ma i medici italiani torneranno a scioperare anche il 17 e 18 marzo prossimi per far valere i propri diritti sul luogo di lavoro, e stavolta anche per rivendicare la questione contrattuale.

Una protesta che si farà sentire anche in Veneto e a Venezia. «Tutte le sigle di settore sono ancora una volta unite in questa protesta, che ha lo scopo di evidenziare agli occhi dell’opinione pubblica quando siamo costretti a subire», spiega Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici provinciale. «Una situazione pesante che tocca il problema del turnover, della quarantina di medici che mancano solo negli ospedali di Venezia e Mestre, ma anche i turni di lavoro pesantissimi che dobbiamo affrontare ogni giorno».

«Si torna a scioperare», continua il medico, «perché in tre mesi non è cambiato nulla d quando abbiamo fatto lo sciopero precedente. Oltre tutto, se l’ultima volta i medici di famiglia e territoriali hanno aderito quasi al 90 per cento, risulta che quelli ospedalieri siano stati molti di meno. Perché? Per il semplice fatto che non possono farlo, dal momento che vengono ‘comandati’ per garantire i servizi minimi e fondamentali nei nosocomi. Specie chirurghi e personale del Pronto soccorso o del Suem-118, ma comunque chi opera nella emergenza e urgenza. I colleghi vorrebbero scioperare ma non possono, anche per la mancanza di personale che non viene assunto in pianta organica. E così sembra che la categoria non sia unita. In realtà è più unita che mai, ma è bene spiegare come stanno le cose, perché andrebbe rivalutato il sistema per capire chi aderisce alle proteste".

E c’è poi la questione retributiva con gli stipendi bloccati da anni, un contratto nazionale di lavoro fermo al 2008 e spese professionali e personali che invece aumentano di continuo. Dal 2010 al 2014 gli stipendi medi sono calati in tutte le aziende sanitarie venete. Di base in media tra 500 e 1.200 euro, con riduzioni anche di 7-10 mila euro legati però a straordinari, indennità e somme accessorie varie». Il tutto è stato denunciato già nei giorni scorsi anche dalla Cgil Medici e Funzione pubblica del Veneto. «La realtà, purtroppo, è questa», aggiunge il dottor Leoni, che esercita come medico chirurgo all’Ospedale dell’Angelo di Mestre, «se gli stipendi sono rimasti quelli, l’inflazione ha fatto il resto, senza un adeguamento dei salari al caro vita degli ultimi anni. Poi c’è l’aumento delle spese personali per l’assicurazione sulla colpa grave e per le spese legali peritali. Si parte da una media di 1.000-1.200 euro ma a salire in base ai ruoli, costi neppure detraibili dalle tasse. E aggiungiamoci che viviamo nella speranza che non ci accada nulla altrimenti, in caso di qualche problema sul posto di lavoro, tra perizie, avvocati e consulenze si spendono solo per iniziare anche 7-8 mila euro. Con la Riforma Bindi del 1995 abbiamo pure perso gli scatti di anzianità e, come ospedalieri, non possiamo poi dedicarci alla libera professione».

Simone Bianchi

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