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Accusa di riciclaggio, assolti due portogruaresi

Concluso il processo alla coppia accusata di aver acquistato otto tonnellate di rame rubato

CONCORDIA. Erano accusati di un reato molto grave, riciclaggio, tanto che il pubblico ministero di Venezia aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi di reclusione ciascuno per i due imputati. Dopo un’ora di camera di consiglio, invece, i giudici del Tribunale lagunare presieduti da Savina Caruso hanno assolto per non aver commesso il fatto i due imputati portogruaresi Fabrizio Palombi di 37 anni e Roger Donati di 42.

A battersi per la loro assoluzione sono stati i difensori, gli avvocati Paolo Lazzaro e Walter Fuser. Stando al capo d’imputazione, i due sarebbero stati di fatto gli amministratori della «Metal Nordest srl», un’azienda di Concordia che opera nel settore del recupero dei metalli e in quanto tali, secondo le accuse, avrebbero ricevuto un notevole carico di rame, ottomila chili in formato barre. Gli investigatori, quando hanno cercato dei ricostruire il percorso compiuto dal carico di metallo si sono trovati di fronte a non poche difficoltà, in particolare a una fattura, la quale dimostrava che gli ottomila chili di rame trovati nel capannone della «Metal Nordest» erano stati acquistati presso la «Interim Labor doo.», una società croata. In realtà, gli investigatori avevano poi scoperto che il metallo era stato rubato presso la «Silmet spa», in provincia di Brescia, nella notte tra il 3 e il 4 dicembre di quattro anni fa. Ad ulteriore conferma dei sospetti, gli investigatori avevano poi scoperto che l’azienda croata che aveva emesso la fattura, presumibilmente fasulla, era da tempo inattiva e che al vertice c’era l’italiano Paolo Corponi, che fino al 2011, cioè fino a pochi mesi prima del furto di rame in Italia, era l’italiano amministratore unico della stessa «Metal Nordest».

Prove inconfutabili del fatto che il rame trovati nei capannoni di Concordia erano di provenienza furtiva e che quella fattura non sarebbe stata altro che un documento di copertura. I difensori di Palombi e Donati hanno chiesto l’assoluzione sulla base del fatto che non sarebbero stati loro a gestire l’azienda e che non erano assolutamente gli amministratori di fatto.

Giorgio Cecchetti