Welfare, la sfida della riforma sportello unico e trasparenza

di Mitia Chiarin ; di Mitia Chiarin

Venturini: «Entro quest’anno le Politiche sociali cambiano pelle, ma restano i servizi territoriali» Contributi economici tolti alle Municipalità: nel 2015 un milione e 250 mila euro a 1.355 persone

Una vera e propria rivoluzione del welfare cittadino, da realizzare entro l’anno. Per l’assessore alle Politiche sociali Simone Venturini la strada è segnata: «Occorre evitare lo spezzatino di direzioni e funzioni e il fenomeno di doppioni che ha caratterizzato in questi anni le Politiche sociali. Si parte dall’accorpamento di funzioni oggi assegnate alle Municipalità senza però intaccare il personale che continuerà ad operare nei singoli territori», precisa Venturini. Il riferimento è ad una delle otto delibere della giunta Brugnaro che tolgono funzioni ai Municipi, in questo caso i contributi come il minimo vitale per le famiglie in difficoltà e i contributi ai minori. Aiuti economici che tornano in capo alla giunta comunale e alla direzione centrale delle Politiche sociali. Venturini anticipa due iniziative della sua riforma: la creazione di uno “sportello unico del sociale” che «prenda in carico le persone che chiedono aiuto senza costringerli a girare decine di uffici diversi come invece succede oggi», spiega, e una anagrafe dei contributi economici «che servirà a controllare quali contributi sono andati alla persona che si presenta a chiedere aiuto e da chi». Una anagrafe che nasce anche per motivi di equità e per evitare furberie, evidentemente.

1.355 persone aiutate. Le Municipalità dal 2007 ad oggi hanno gestito circa 1 milione e mezzo di euro l’anno di contributi integrativi al reddito di famiglie in difficoltà. Nel 2015 gli importi sono stati i più bassi ( 1 milione e 249 mila euro); l’anno più “ricco” è stato il 2010 ( 1 milione 730 mila euro). Nel 2015 ne hanno beneficiato 1.355 persone: 489 a Mestre centro, 268 a Venezia, 217 a Marghera, 199 a Chirignago, 138 a Favaro, 44 al Lido di Venezia. I nuovi utenti ogni anno sono tra il 20 e il 30 per cento; nel 2015 i nuovi sono stati il 20% con una media di contributi elargiti di 921,62 euro per persona. La spesa più alta per persona è quella di Marghera (1.016 euro) dove si lavora molto anche sui minori. E poi ci sono i contributi di sostegno all’affitto con bandi comunali e regionali che hanno interessato nel 2014 1.228 persone per i contributi regionali e 765 per gli aiuti comunali.

Marghera fa i conti. Numeri resi pubblici dalle Politiche sociali di Marghera con un interessante report: in Città giardino l’anno scorso sono state seguite 329 persone ; 127 i casi chiusi a dicembre. 517 gli interventi di protezione per l’adolescenza e minori con 409 prese in carico e 34 minori inseriti in comunità oltre a quasi centomila euro spesi per contributi per affido familiare e altri aiuti ai minori.

Manca il dialogo. «Il furbetto che prendeva il minimo vitale e andava a giocare al Casinò è stato scoperto dai nostri operatori. Un caso raro di furberia, comunque», dice il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin. «I servizi sociali territoriali riescono meglio del centro a capire i problemi ed intercettare le anomalie», continua. «Il vero problema per il nostro Welfare è la necessità di un modello omogeneo di intervento nel territorio, che tenga conto delle singole specificità ma non arrivi ad applicare criteri diversi e senza spezzatini. Le Municipalità con deleghe precise hanno prodotto risultati con impegno ed efficienza». Bettin sollecita il confronto tra Municipalità e giunta comunale su questi temi, convinto che una riforma dei Municipi è essenziale, senza annullarli però. Ma il dialogo manca e c’è chi teme tagli a servizi e contributi. «Non credo che la prospettiva sia di tagliare servizi e contributi», avverte Bettin. «A meno che non si neghi l’evidenza dei problemi in città».

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