«Orgogliosa di rappresentare Venezia»

di Alberto Vitucci

Tedoforo a Londra la giovane campionessa punta anche alle Olimpiadi di Rio: «Pronta a portare il leone di San Marco»

Da malata grave, ricoverata in ospedale con poche speranze, a campionessa mondiale di fioretto. Esempio di riscatto per migliaia di giovani affetti da disabilità. È una storia speciale, quella di Beatrice Vio «Bebe», colpita a 14 anni da una grave forma di meningite. Si è salvata, ma ha perso le gambe e le braccia. E da quel momento è cominciata la sua nuova vita. Grazie agli arti artificiali e alla sua forza di volontà, all’amore di genitori, parenti e amici, ha raggiunto le vette dello sport mondiale paralimpico. Ieri Beatrice è stata insignita nelle sale Apollinee del teatro La Fenice del premio «Veneziano dell’Anno», inventato nel 1978 dall’associazione Settemari. 37esima edizione con il record della più giovane premiata, la diciottenne «Bebe». «Mi hanno detto che ero il più giovane premiato, ma il mio record è durato solo un anno», scherza sul palco il regista Damiano Michieletto, che come vuole la tradizione le consegna la pergamena e il titolo 2015.

«Bebe con la sua energìa è un esempio per i giovani, per gli sportivi, per noi tutti: un esempio di resilienza», dice il sindaco Luigi Brugnaro. Resilienza, ovvero la capacità di resistere a eventi traumatici. Vale per la natura, per i materiali. E in questo caso anche per Beatrice. «Non saprei più riconoscermi senza gli arti artificiali e le mie cicatrici», dice, «sono contenta così». Tedoforo alle Olimpiadi paralimpiche di Londra, campionessa europea di fioretto, nel 2015 campionessa del mondo. Ha sconfitto anche Valentina Vezzali e Andrea Baldan. «Sono orgogliosa di portare con me il simbolo della città in giro per il mondo», dice, «il mio scopo è cercare di far muovere i ragazzi che hanno perso la speranza». Alle prossime Olimpiadi di Rio Bebe porterà sulle spalle il leoncino di San Marco. Alfredo Borsato, presidente onorario della Settemari, ricorda l’origine del premio, nel lontano 1978. Il presidente Massimo Rigo ricorda il «nome di caccia» della giovane scout Beatrice. «Fenice Radiosa». Come la Fenice, il teatro che ospita la cerimonia, rinato tre volte dalle sue ceneri, così Beatrice comunica nella sua nuova vita il suo messaggio. «Anche i disabili possono fare sport e raggiungere grandi risultati», dice. Lei ne è una testimonianza vivente. Non solo campionessa di scherma, ma anche animatrice delle società onlus per lo sport disabile. Ha sfilato con il tacco 11 per presentare una collezione di moda. Si muove con grazia e velocità.

«Bebe ci indica la strada dei gesti positivi», dice Brugnaro alla platea, «non ci può essere solo la critica e la polemica. Parliamo anche delle cose belle come questa».