Metro, raggiunta l’intesa in 35 andranno a casa

Mobilità con incentivo per dimezzare il personale: le assemblee confermano che i lavoratori sono pronti a lasciare. L’azienda in quattro mesi si trasformerà

MARGHERA. «Dopo le due assemblee, la disponibilità di 35 lavoratori c’è, anzi anche di qualcuno di più». Roberto Cappellieri, sindacalista della Filcams Cgil, vede finalmente la luce alla fine del tunnel in cui erano finiti i 72 lavoratori della Metro di Marghera. Metà continueranno a lavorare sulla Romea, 35 invece andranno in mobilità contando su un incentivo all’esodo che dovrebbe coprire due anni di contributi. E chi è vicino alla pensione, in pratica, non si è fatto scappare l’occasione. «Nelle assemblee con i lavoratori l’ipotesi di accordo ha trovato strada in un clima di evidente tristezza», spiega il sindacalista. Ma chi può, pensa a scappare e già ieri pomeriggio sindacato e azienda si sono messi al lavoro per la raccolta di almeno 35 scritture private con cui i lavoratori accettano l’intesa. Ultimo giorno, utile, domani, venerdì.

L’azienda martedì sera aveva comunicato con soddisfazione che se l’ipotesi di accordo trovava l’appoggio dei lavoratori, «Metro continuerà ad operare sull'importante piazza di Venezia, trasformando il punto vendita nel moderno concept "La Casa dell'Horeca", nato per soddisfare al meglio le esigenze dei professionisti della ristorazione e dell'ospitalità».

Il capannone si dimezza e si trasforma: sarà pronto in quattro mesi. «Investiremo per il rilancio commerciale del punto vendita, per la sua trasformazione e per il ritorno alla sostenibilità. Parallelamente manterremmo in forza circa il 50% dell'organico», dice l’azienda. «Le restanti persone impiegate usufruirebbero invece dell'incentivazione volontaria di messa a disposizione». Un incentivo economico «decisamente molto buono» e che è stato il viatico per ottenere il consenso delle assemblee.

In vista dell’accordo con l’azienda, nelle scorse settimane il patronato Inca della Cgil aveva verificato la situazione dei lavoratori della Metro, storica azienda della città, per analizzare le posizioni previdenziali dei dipendenti e per valutare se c’erano i presupposti per prepensionamenti o altri ammortizzatori sociali dopo la proposta, ventilata dell'azienda, di mantenere il sito a Marghera con un nuovo format e una ristrutturazione consistente, che prevedeva il taglio di metà personale.

Una soluzione comunque migliore dei licenziamenti per tutti, minacciati all’inizio dall’azienda. I lavoratori Metro avevano aperto il corteo di Vicenza per lo sciopero del commercio di inizio novembre, emblema della crisi del settore dopo l’annuncio della multinazionale tedesca di voler chiudere il punto vendita di Marghera lasciando a casa settanta lavoratori, più dieci di subappalti e servizi.

Mitia Chiarin

©RIPRODUZIONE RISERVATA