Cade nel Bacchiglione salvato da un ex galeotto

di Elvira Scigliano

Marco Padovani, 65 anni, un tempo della Mala del Brenta, ora in libertà vigilata, si è tuffato per salvare una persona: «Non l’avessi fatto, vivrei nel rimorso»

DOLO. Da rapinatore che seminava terrore a buon samaritano che semina altruismo. È la storia di Marco Padovani, 65 anni, 5 dei quali scontati in galera perché un ex Mala del Brenta, sia durante l’egemonia di Felice Macome capo dell’organizzazione criminale, che dopo il pentimento di “faccia d’angelo”. Un passato che non ha nulla a che fare con ciò che è successo ieri. Padovani, infatti, (oggi in libertà vigilata), ha salvato un signore caduto nel Bacchilgionea Padova  per un malore.

Le fasi del salvataggio

Il salvataggio. Sono le 10.30, il signor Giuseppe Fabris, 59 anni, viaggia in auto con il figlio quando si sente male: gli gira la testa, ha nausea e chiede al figlio di accostare perché non vuole sporcare l’auto. Sono in piena curva e così il giovane alla guida prosegue alla ricerca di un parcheggio. Una volta giù l’uomo si avvicina al Bacchiglione, scende per l’argine e si sporge verso l’acqua. Sviene e cade in acqua. Alcuni passanti notano la scena, il figlio chiama i soccorsi. È a questo punto che arriva Marco Padovani. Come ogni mattina percorre quel tratto di argine per la sua camminata a passo veloce di un paio di chilometri. L’uomo abita con un’anziana zia a Brusegana, in via Volterra e ogni mattina esce a passeggiare. «Ho visto la gente ferma in via Isonzo», racconta, «e quell’uomo in acqua a più di 15 metri dalla riva».

Tra il pensare «mi butto» e farlo è passato giusto il tempo di levarsi i vestiti: «se avessi aspettato l’arrivo dei soccorsi l’uomo avrebbe rischiato l’ipotermia», continua, «un collasso, un infarto, era inzuppato in un’acqua piuttosto fredda e si teneva a galla a malapena. In acqua il gelo mi ha immobilizzato i muscoli e l’uomo aveva ancora addosso tutti i vestiti inzuppati che lo rendevamo ancora più pesante: batteva i denti e continuava ad aggrapparsi a me mandandomi sotto acqua. Quando finalmente sono riuscito a girarlo sul dorso l’ho trascinato a riva. Se non mi fossi buttato in acqua mi sarebbe rimasto il rimorso. Ci hanno portato in ospedale nella stessa ambulanza: è stato fortunato perché, perdendo i sensi, non è finito con la faccia nell’acqua, rischiando di affogare e perché non ha battuto contro i massi di cui il fondale, soprattutto vicino alla riva, è pieno».

Marco è stato tenuto sotto controllo al Pronto soccorso, per il suo gesto ha rimediato il vaccino contro la leptospirosi e ci ha rimesso il cellulare, ma ne ha guadagnato lo spirito. Oggi Marco fa una vita molto diversa e lontana dalla violenza della Mala del Brenta: «ho sbagliato», ammette, «e pagato. Dedico la mia vita al volontariato (con gli Alpini dell’Arcella) e sono un disoccupato come tanti. Non faccio mistero dei miei precedenti penali, degli anni passati in carcere per reati contro il patrimonio».