I portuali in assemblea confermano lo sciopero

di Gianni Favarato

Venerdì la protesta di 24 ore contro la riforma del Governo con due presidi Paolo Costa: «Venezia attende rapide decisioni su crocieristica e off shore»

MARGHERA. L’assemblea dei lavoratori del porto di Venezia - che occupa circa 2.500 persone - ha confermato, ieri mattina, l’adesione allo sciopero nazionale di 24 ore indetto per venerdì prossimo dai sindacati nazionali di categoria di Cgil, Cisl Uil per chiedere profonde modifiche alla riforma strategica del Governo per gli attuali 24 scali portuali italiani.

Ieri al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture c’è stato un ultimo tentativo di mediazione per evitare lo sciopero, ma a quanto fanno sapere i sindacati non è andato a buon fine, in quanto il ministro Maurizio Lupi ha ribadito i fondamenti delle riforma, in primo luogo la ventilata abolizione delle attuali Autorità Portuali e la ristrutturazione dei servizi tecnico nautici forniti da piloti, ormeggiatori e rimorchiatori.

Per venerdì prossimo, i sindacati hanno deciso, dunque, lo sciopero nazionale per «lanciare un segnale preciso al Governo». A Venezia sono previsti due presìdi, in via dell’Azoto e in via del Commercio, e un incontro in Prefettura per sollecitare una decisione del Governo che «faccia chiarezza sulle regole per la crocieristica a Venezia».

Su questo ultimo punto, anche il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa, chiede al Governo e al ministero competente «decisioni che diano rapidamente certezze alle compagnie crocieristiche mondiali che altrimenti potrebbero abbandonare l’home port passeggeri di Venezia» e «il via libera definitivo alla realizzazione della piattaforma off-shore in grado di funzionare dopo l’entrata in funzione delle dighe mobili del Mose nelle bocche di porto dell’intera laguna. Sulla riforma strategica dei porti, Paolo Costa si è riservato di dire la sua quando ci sarà la bozza definitiva, promessa dal ministro per il 12 marzo. Il presidente dell’Autorità Portuale veneziana ha comunque ribadito la necessità di superare la frammentazione dei porti italiani che «sono ancora troppi e troppo piccoli per tenere testa alla competitività internazionale». Paolo Costa si è detto, invece, contrario alla creazione, come proposto dal ministro, di «un’unica agenzia nazionale per i porti» sostenendo piuttosto la necessità di creare «quattro macroaree e quattro enti per gestirle, promotori o regolatori o entrambe le cose».

Nel dettaglio le quattro macroaree sono l’alto e basso Tirreno e l’alto e basso Adriatico. «Nel 2030 l’alto Tirreno potrà puntare a 6,5 milioni di teu, l’alto Adriatico (con gli scali di Trieste, Venezia, Ravenna), compresa la parte slovena e croata di interesse, dovrà avere una capacità di 6 milioni di teu, il basso Tirreno punterà a 2 milioni e 1,5 milioni di teu il basso Adriatico». NeIle quattro macroaree portuali, secondo Costa «i porti possano continuare a farsi concorrenza pur con un forte coordinamento».