Hacker contro i computer del consorzio Sile Piave

Bloccata la rete informatica superando tutte le barriere a protezione del sito Sportelli chiusi al pubblico. La polizia postale: l’attacco è partito dall’estero

QUARTO D’ALTINO. Hacker all'attacco del sistema informatico del Sile Piave, la società con sede a Roncade che gestisce l'acquedotto e la rete fognaria nei Comuni della Bassa Trevigiana e dell'Alto Veneziano: ieri mattina i computer sono andati in tilt, costringendo la direzione a chiudere gli sportelli al pubblico di via Vecellio a Roncade e di riaprirli solo lunedì 2 febbraio per consentire di ripristinare l'operatività della rete.

Ad accorgersi dell'attacco sono stati ieri mattina i dipendenti dell'area commerciale di Sile Piave che non riuscivano ad accedere ai dati registrati nel database generale. Hanno chiesto una rapida verifica ai tecnici del Ced ed è presto emerso il problema: un attacco da parte di un pirata informatico che si era infiltrato in un computer di un dipendente, tecnicamente un "client", collegato alla rete aziendale e con accesso al server generale del Sile Piave.

L'attacco è scattato nel corso della notte tra martedì e ieri. Secondo i primi riscontri da parte della polizia postale, competente anche su reati di tipo informatico, è partito dall’estero, impossibile al momento dire esattamente da quale punto del pianeta.

L'hacker che ha colpito il sistema informatico dell'azienda del servizio idrico e della fognatura è riuscito a criptare una parte dei file, «bypassando ogni dispositivo di sicurezza in nostro possesso, ovvero i firewall e gli antivirus», spiega Mario Petrin, direttore del Sile Piave, «questo tipo di attacco è da considerarsi nuovo, ovvero sconosciuto ai programmi di sicurezza che dovrebbero proteggere il sistema. È la prima volta che succede al nostro apparato informatico, il fatto non può che inquietare».

Evidentemente l'hacker era così esperto da riuscire ad aggirare ogni tipo di "barriera informatica". Con la criptatura dei dati conseguente all'infezione provocata dall'azione dell'hacker, i dipendenti dell’azienda non hanno potuto accedere al server e utilizzare i dati, relativi soprattutto ai consumi dei 43 mila utenti che vivono nei Comuni di Casale sul Sile, Casier, Monastier, Roncade, Silea e San Biagio di Callalta e nei veneziani Marcon, Meolo e Quarto d'Altino. Ecco perché la direzione ha deciso di chiudere gli sportelli di Roncade, dove ha sede l'azienda, a partire da ieri mattina, così da procedere con la delicata operazione di recupero dei dati e con la successiva bonifica del sistema. «Non custodiamo informazioni personali sui clienti, diversamente ad esempio dalle Asl e dall'Inps», chiarisce Petrin. Le informazioni contenute negli archivi informatici non hanno alcun valore sul piano commerciale».

Rubina Bon

©RIPRODUZIONE RISERVATA