Effetto Fornero, i pensionati in calo

di Gianni Favarato

In un anno quasi tremila in meno a causa dell’allungamento dell’età lavorativa. L’importo medio mensile è di mille euro

A due anni dall’entrata in vigore dalla riforma previdenziale dell’allora ministro Elsa Fornero, si è ridotto, anche nel Veneziano, l’importo medio delle pensioni e il numero di pensionati, costretti con la nuova legge a rinviare l’andata in pensione, di quasi il 10 % con il conseguente turn over con le giovani generazioni, condannate alla disoccupazione.

È questo il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio statistico dell’Inps, elaborati dall’Auser del Veneto all’indomani della nuova legge Fornero-Monti che ha spostato, di punto in bianco, l’età anagrafica per l’accesso alla pensione di vecchiaia a 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne. Il risultato è che se si compara il numero di maschi e femmine in pensione in provincia di Venezia al 31 dicembre del 2012 (erano, in totale, 231.079) con il numero al 31 dicembre del 2013 (scesi a 228.122), si riscontra un calo dei pensionati del 12% (-2.957), ovvero la percentuale più alta di tutte le province venete.

Nel 2013, inoltre, secondo l’elaborazione dell’Auser, il valore medio degli assegni mensili liquidati dall’Inps ad ogni pensionato - a Venezia c’è una media di 1,4 pensioni a testa, comprendendo quella di vecchia, superstite, sociale e invalidità - è stato pari a 17 mila euro lordi annui, ovvero tra gli 800 e i 900 euro netti al mese.

Il numero maggiore di pensioni di vecchiaia liquidate ogni mese in provincia di Venezia riguarda il fondo per i lavoratori dipendenti (comprese gestioni separate): nel 2014 sono state, tra maschi e femmine, 84.089 con un importo medio mensile lordo pari a 1.082 euro; mentre il numero delle pensioni di vecchiaia dei lavoratori e lavoratrice autonomi sono state 54.038 (importo medio mensile lordo 813 euro).

A queste fanno da contrappeso le più quotate pensioni di vecchiaia da Fondi Sostitutivi (2.537 in tutto) con una valore medio mensile lordo pari a 1.722 euro, Fondi Integrativi (158) con 1.861 euro al mese e quelle della Gestione Separata per i lavoratori parasubordinati (4.373 in tutto) con un valore mensile loro di appena 128 euro. «Gli ultimi dati forniti dall’Inps nazionale», sostiene Franco Piacentini, presidente regionale dell’Auser ed ex presidente del Comitato Inps del Veneto, «rilevano la concreta riduzione del numero di pensionate e pensionati nel 2013 e proseguita nel 2014 per effetto del decreto Salva Italia del 2011 meglio conosciuto come legge Fornero. Quella manovra, peraltro, non ha previsto alcun miglioramento del potere d’acquisto delle pensioni, non dà alcuna certezza alle future generazioni, ha introdotto l’aumento del numero di contributi e ha stabilito l’innalzamento dell’età anagrafica, al quale si aggiunge l’incremento di alcuni mesi collegati alla crescita delle aspettative di vita delle persone».

Per Piacentini è chiaro che «i nuovi criteri previdenziali, penalizzanti soprattutto per le donne e per i lavori usuranti, frenando l’accesso alla pensione, costringono milioni di lavoratrici e lavoratori a rimanere nei luoghi di lavoro quasi fino ai sessant’anni di età, sempre augurandosi che le aziende non chiudano i battenti per crisi. Altrimenti queste persone saranno troppo vecchie per un’altra occupazione e troppo giovani per la pensione. Si tratta di vere e proprie ingiustizie che il Governo in carica è chiamato a rimuovere con l’immediato confronto e la concertazione con le parti sociali, le confederazioni Cgil, Cisl e Uil e i sindacati dei pensionati».

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