Contratti finti per immigrati: due arresti e cento denunce

La guardia di finanza smantella un’organizzazione basata su una falsa impresa di pulizie che operava grazie alla compiacenza di un professionista

PORTOGRUARO. I Finanzieri del Gruppo di Portogruaro hanno individuato e smantellato un sodalizio criminale dedito al perfezionamento di fittizi contratti di lavoro ed alla predisposizione di false buste paga per prestazioni di lavoro mai avvenute, con il fine di agevolare le pratiche di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno a favore di cittadini extracomunitari presenti nel territorio dello Stato.

Le false assunzioni avvenivano utilizzando un’impresa di pulizie appositamente creata e che di fatto non ha mai operato, ed avvalendosi delle prestazioni di compiacenti professionisti del settore.

Al consesso criminale si rivolgevano cittadini extracomunitari, per la maggior parte marocchini, ma anche egiziani, algerini e russi, disposti a sborsare cifre cospicue in cambio di un titolo per restare nel nostro Paese.

Le lunghe e articolate indagini della Guardia di Finanza di Portogruaro, coordinate dal P.M. dott. Federico Facchin della Procura di Pordenone, hanno consentito di ricostruire oltre tre anni di attività illecite poste in essere dai correi nei settori del favoreggiamento all’immigrazione clandestina, delle false fatturazioni e dell’evasione impositiva e contributiva.

Due cittadini di origine marocchina, di cui uno titolare dell’impresa fittizia, e un professionista di Portogruaro, con una tecnica ormai ben collaudata, nel giro di pochi anni hanno favorito l’indebito rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno nei confronti di oltre cento falsi lavoratori extracomunitari, che hanno indebitamente beneficiato del soggiorno in Italia in assenza di una reale posizione lavorativa e di un reddito regolare.

Per non insospettire i funzionari degli Uffici Immigrazione delle Questure, tutta la documentazione necessaria (contratti, buste paga, dichiarazioni di ospitalità ecc.) veniva predisposta, su disposizione dei correi e del professionista, da 5 diversi studi professionali ubicati tra il Lazio, la Campania e la Lombardia.

Gli extracomunitari venivano poi smistati presso varie Questure in cinque differenti Regioni; tutto ciò al fine dissimulare la sospetta realtà di una piccola impresa di pulizie con forza lavoro del tutto sproporzionata, composta da cittadini extracomunitari tutti assunti, guarda caso, proprio in corrispondenza della scadenza del loro titolo di soggiorno.

Per ottenere il contratto di lavoro gli extracomunitari pagavano cifre non indifferenti, che i due marocchini pretendevano per il rilascio di ciascuna busta paga e di ciascun modello reddituale (CUD) falsi.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno accertato che l’impresa di pulizie era in realtà un contenitore vuoto che, negli anni dal 2010 al 2013, oltre alle innumerevoli false assunzioni, ha emesso numerose fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprese gestite da italiani e da stranieri in Veneto e in Friuli, ha evaso quasi 200.000 euro di imposte ed omesso di versare all’INPS oltre 100.000 euro di contributi a fronte della falsa documentazione di lavoro posta in essere.

Al termine delle indagini, che hanno consentito di raccogliere solidi elementi probatori a carico dei correi, le Fiamme Gialle di Portogruaro, su ordine del GIP di Pordenone, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti del titolare dell’impresa e di un suo connazionale, mentre un professionista di Portogruaro, consulente della ditta di pulizie, è stato sottoposto alla misura personale dell’obbligo di presentazione alla Polizia.

I due marocchini tratti in arresto, catturati in pieno centro a Portogruaro mentre si trovavano seduti a un bar per l’aperitivo, sono stati associati alla casa circondariale di Pordenone, a disposizione dell’A.G. inquirente.

Gli oltre cento falsi lavoratori sono stati segnalati alla competente A.G. per falso in atto pubblico e, nei loro confronti, le competenti Questure hanno avviato le procedure finalizzate al ritiro del permesso di soggiorno indebitamente ottenuto ovvero, qualora il titolo si trovasse in fase di rilascio, al suo definitivo diniego.