Sta potando un albero, cade e muore

di Gian Nicola Pittalis

Operaio di 48 anni vola dall’altezza di 5 metri e sbatte la testa, inutile la corsa all’ospedale: lascia la moglie e tre figli

MARGHERA. Un incidente banale quanto tragico. Un ramo che si spezza dopo che tante volte ci si era appoggiato per potarlo e un volo di 5 metri sull’asfalto della corte antistante al palazzone. È la tragica sorte toccata domenica, attorno alle 15, a Sylejman Gashi, un cittadino kosovaro che tra poco avrebbe compiuto 48 anni. Da 12 risiedeva in Italia dopo averne trascorsi altri 4 in Germania dedicandosi a mille lavori per sopravvivere. Alla fine la sua tenacia sembrava essere stata premiata: l’arrivo a Marghera, un breve periodo di ambientamento passando da un lavoro precario all’altro e poi la certezza di un contratto come muratore per una ditta che attualmente lo occupava in un cantiere adiacente all’Auchan.

Niente che lo rendesse ricco, ma sufficiente a vivere dignitosamente, perfettamente integrato, e per poter richiedere allo Stato di essere raggiunto dalla famiglia. Da tre anni il ricongiungimento con la moglie e i tre figli, quasi a coronare il sogno di una vita. Sabato scorso, insieme ai figli e agli amici, aveva festeggiato il terzo anniversario insieme alla famiglia in Italia. Viveva in uno dei tanti vecchi palazzi a due passi dagli stabilimenti di Porto Marghera, in via Banchina dell’Azoto al civico 13, tra il canalone e il passaggio ferroviario.

Una perdita di equilibrio fatale, un ramo spezzato e l’uomo si è schiantato a terra battendo violentemente la testa e perdendo fin da subito molto sangue. Ad accorgersene per primi i vicini di casa che, avvertiti i familiari, sono corsi ad accertarsi delle condizioni di Sylejman. Da subito la situazione è apparsa disperata.

Un minuto prima delle 15 è arrivata la telefonata al Suem che però non è stata fruttuosa: il comprensibile stato di agitazione di chi stava parlando al cellulare e l’incerto italiano parlato hanno impedito all’operatore del Suem di capire dove mandare l’ambulanza.Così i soccorritori hanno pensato bene di caricare in auto il ferito e correre verso l’ospedale di Mestre, dove però l’uomo è giunto, intorno alle 15.10, già privo di vita.

Fatale una frattura alla base del cranio diagnosticata immediatamente all'Angelo. Sul fatto che si sia trattato di un incidente non sembrano esserci dubbi: dopo la segnalazione del 118, verso le 16 alcune volanti della polizia si erano recate alla palazzina per effettuare i primi controlli. Lì, nella zona dell'albero, all’interno della corte, c'era ancora la scala appoggiata. Poco distante la sega che l’uomo stava utilizzando per potare i rami e un gruppo di vicini di casa, connazionali dell’operaio, che fornivano agli agenti versioni concordanti sull’accaduto. Ora sono in corso gli accertamenti del caso; nel frattempo la comunità kosovara residente nelle vecchie palazzine si è stretta attorno ai parenti straziati dal dolore. Incerta la data dei funerali, dal momento che, per volontà della moglie e dei tre figli, la salma verrà portata in Kosovo per la sepoltura. Si aspetta ora il benestare per le autorizzazioni.

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