Due anni per immigrazione clandestina

San Donà. Amorino Zorzetto ha preferito patteggiare, mentre otto siriani andranno a processo

VENEZIA. Solo l’unico indagato italiano, Amorino Zorzetto (58 anni, Eraclea), è venuto a patti con l’accusa, mentre gli otto siriani, compresi i quattro che l’estate scorsa erano stati arrestati dalla Digos veneziana hanno scelto di essere processati e sono stati rinviati a giudizio: l’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Zorzetto ha trovato l’accordo con il pubblico ministero Giovanni Zorzi e il giudice Alberto Scaramuzza ha letto la sentenza: due anni di reclusione con la sospensione condizionale della pena.

Dai settemila agli ottomila euro per arrivare in Italia e coltivare un sogno. Per avere dei documenti falsi, un lavoro in imprese edili, spesso in nero, e poi sperare di riuscire a pagare il debito con l'organizzazione altrimenti erano botte, estorsioni e una vita di ricatti quotidiani. Ma la speranza, per decine di mediorientali, era quella di una vita migliore di quanto negli anni la Siria e il Medio Oriente poteva offrire loro. E allora la sofferenza veniva sopportata. Così almeno dall'inizio del 2002 e fino al 2011, quando nella rete degli agenti della Digos di Venezia sono finiti quattro siriani, regolari nel nostro paese. Il vertice dell'organizzazione che in sei anni ha inviato in Siria e Libano ben un milione e mezzo di euro. Tra la loro, la figura di spicco è quella di Ahmad Chaddad, 40 anni, ex imam che guidava la preghiera del centro islamico di San Donà. Sempre su posizioni radicali, amico di altri personaggi legati all'arcipelago di associazioni musulmane estremiste che professano la jihad, è considerato la mente dell'organizzazione. Di sicuro un gruppo che faceva del denaro il suo Dio. Con lui in carcere era finito Hussain Khalouf, 38 anni, mentre agli arresti domiciliari erano stati messi Ezou Khalouf, (46), e Ahmad Khalouf, (45). Altre cinque persone erano state indagate a piede libero. Tranne l’imam, che lavorava per conto del fratello, pure lui indagato, tutti gli altri sono titolari di piccole imprese edili.

Tutto ha inizio quando nel Sandonatese arrivano alcuni siriani, piccoli imprenditori nel settore dell'edilizia e che prima risiedevano nel Comasco. Sono segnalati dai servizi quali integralisti islamici. La Digos inizia a monitorarli e in particolare controlla il denaro che movimentano. Infatti da tempo è noto che la rete terroristica internazionale viene alimentata dal denaro raccolto dai «fratelli musulmani» sparsi nel mondo. Il movimento di soldi dei siriani inizia nel 2001, un mese dopo l'attentato alle Torri Gemelle. (g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA